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[ESCLUSIVO – ANTEPRIMA] DAL SALVAGENTE IN EDICOLA DA DOMANI 31 GENNAIO AL 6 FEBBRAIO gennaio 30, 2008

Posted by Andrea in ambiente, area marina protetta, cancerogeno, enel, golfo di napoli, il salvagente, ischia, isola d'ischia, lacco ameno, lorenzo misuraca, mare, pcb, regno di nettuno, tirreno.
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In esclusiva anteprima dal settimanale Il Salvagente in edicola da domani giovedì 31 Gennaio fino a mercoledì 6 Febbraio.

Ottimo e documentatissimo servizio di Lorenzo MISURACA – Lacco Ameno d’Ischia e la sfida del Pcb

(JPG: PAG1PAG2PAG3) (PDF: servizio completo)

LACCO AMENO D’ISCHIA E LA SFIDA DEL PCB

Sostanze nocive in mare: una stazione Enel sotto accusa

Lorenzo Misuraca

Tonnellate di liquido cancerogeno finite in mare, proprio davanti alla splendida isola di Ischia, in un’area marina protetta appena istituita. L’allarme lanciato dal comitato “Vivere a Lacco Ameno”, nell’omonimo comune dell’isola
campana, e dall’associazione dei consumatori Generazione Attiva, è da prendere sul serio. Anche perché al centro del disastro ambientale ci sono dei cavi elettrici sottomarini dell’Enel che, a seguito di un incidente nel giugno scorso, avrebbero riversato in mare olio contenente policlorobifenili (Pcb), sostanze tossiche vietate in Italia sin dal 1988. Di sicuro c’è che nel tratto di mare davanti a Lacco Ameno e a Casamicciola Terme, l’Agenzia regionale protezione ambientale della Campania (Arpac) ha rilevato la presenza di Pcb in quantità 186 volte superiore al limite consentito.

Alta tensione

Ma andiamo con ordine. Sulla costa ischitana, proprio a Lacco Ameno c’è la cabina primaria ad alta tensione dell’Enel della Fundera, costruita con lo scopo di smistare energia all’isola di Ischia in caso di necessità, tramite dei cavi sottomarini provenienti da Cuma, sulla costa campana. Mimmo Sferratore, del comitato Vivere a Lacco Ameno, ci racconta l’incidente: “Lo scorso 14 Giugno, a causa di un banale arpionamento di un’imbarcazione rimasta sconosciuta, si è prodotto uno squarcio a uno di questi cavi Enel provocando la fuoriuscita in mare del liquido oleoso usato per mantenere i cavi elettrici alla giusta pressione”. I cittadini del posto, che sin dalla fine degli anni 80 lottano contro la costruzione della stazione Enel, a pochi metri da una scuola media, dietro l’unico ospedale dell’isola e in pieno centro abitato, hanno reagito immediatamente. “Appena saputo dell’incidente ai cavi sottomarini, ci siamo allertati perché sappiamo che alla Fundera già dal 1988 sono utilizzati oli con Pcb. Quindi abbiamo chiesto all’Arpac di analizzare il tratto di mare interessato”.

L’Arpac l’ha fatto, anche se solo il 19 luglio. Ma i risultati sono più che preoccupanti: dopo un mese, la presenza di inquinanti Pcb in quel tratto di mare risulta essere – come abbiamo anticipato – superiore di 186 volte al valore minimo previsto dagli standard di qualità ambientale per le acque superficiali. La ricerca Arpac, oltretutto, ha riguardato solo la presenza di Pcb, sostanza che però è mescolata anche ad altri composti aromatici tossici e cancerogeni.

Andrea D’Ambra, presidente di Generazione Attiva, ci dice: “I Pcb sono tossici per il pesce e per la fauna acquatica in generale, persistono a lungo nell’ambiente e si accumulano nella catena dell’alimentazione. Di conseguenza, hanno effetti tossici anche sull’uomo”.

Ma, nonostante le analisi allarmanti, non è stato preso nessun provvedimento: non è stata vietata la balneazione, né la pesca nei siti inquinati. Non si è fatto neppure un piano di bonifica della zona e non è stato previsto neanche un intervento di tutela per l’Area marina protetta Regno di Nettuno, ufficializzata giusto a fine dicembre dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.

“Oltretutto, solo a inizio dicembre – aggiunge Sferratore – la nave arrivata ad Ischia per riparare i cavi è andata via. Questo, e le decine di tonnellate di oli introdotti nella stazione Enel, ci fa sospettare che in tutti questi mesi siano state pompate sostanze tossiche in mare durante la riparazione dei cavi”.

L’Enel replica

L’Enel, dal canto suo, conferma l’incidente, ma respinge le accuse di inquinamento: “Abbiamo proceduto alla riparazione della linea a 150mila volt che alimenta l’isola d’Ischia, a seguito di un guasto che è stato provocato la scorsa estate da azione di rottura e trascinamento del cavo a mare da parte di ignoti. La rottura – continua l’azienda – ha determinato anche la dispersione di olio dielettrico speciale a elevata compatibilità ambientale e completamente esente da contaminazione da Pcb”.

L’azienda ci dice inoltre di aver appena eseguito nuove analisi sull’olio utilizzato, “che hanno pienamente confermato l’assenza di policlorobifenile”.

Effettivamente, le prove che il Pcb provenga dai cavi Enel non sono inequivocabili, ma le analisi dell’Arpac fanno riferimento esplicito all’incidente avvenuto in quel tratto di mare. Inoltre c’è una risposta della Commissione europea a un’interpellanza presentata nel 2003 – da semplice cittadino – da Sferratore, che conferma la presenza di Pcb nei cavi che partono dalla stazione della Fundera. La nota della Commissione dice, infatti, che “in base ai dati comunicatici dallo Stato Italiano, risulta che – al momento della posa dei cavi – la società Enel ha fornito alle autorità italiane la prova che la presenza di Pcb negli oli è inferiore ai limiti stabiliti dalla legge italiana e dal diritto comunitario”. Inferiore, ma presente, almeno nel 1992, data in cui i cavi vengono posati.

Ora è Generazione Attiva a rivolgersi nuovamente all’Europa. L’associazione dei consumatori ha inviato un esposto alla Commissione europea in cui elenca l’intera sequenza dei fatti accaduti ad Ischia. Oltre a questo, l’associazione di D’Ambra ha chiesto all’Asl di Napoli un’analisi sulla presenza di Pcb e altre sostanze tossiche nei pesci della zona. “A questo punto, oltre ad accertare i danni ambientali e alla salute delle persone, – aggiunge Mimmo Sferratore – la Capitaneria di porto di Napoli e ogni altro ente competente per la tutela dell’ambiente marino e costiero, deve bonificare l’area, e procedere alla rimozione dei cavi Enel incriminati”.

La scheda

Una stazione costosa, discussa fin dal 1994

Che sia responsabile o meno della contaminazione di sostanze cancerogene nelle acque di Ischia, la stazione primaria ad alta tensione Enel della Fundera non smetterà di essere al centro delle polemiche. La cosiddetta cabina esiste da vent’anni, ma ha una storia costellata di proteste da parte della popolazione locale.

In una recente nota sulla vicenda dell’incidente dei cavi elettrici tranciati al largo di Lacco Ameno, Legambiente Ischia ha ricordato che la stazione della Fundera è stata costruita “in contrasto con ogni principio di localizzazione (a due passi da scuola e ospedale, in pieno centro abitato) e con irregolarità di ogni tipo”. Le irregolarità a cui si riferisce Legambiente sono in buona parte legate allo stesso problema della presenza di Pcb.

Secondo il comitato Vivere a Lacco Ameno, l’Enel commissionò i cavi elettrici nel 1987, periodo in cui i limiti di tolleranza previsti erano più alti. Solo nel 1988 la legge vietò l’immissione sul mercato di Pcb, riducendone pesantemente i limiti per i soli impianti ancora in funzione. I cavi vennero però posati nel ’92, quando la legge era ben consolidata e quindi impossibile da ignorare.

Inoltre, i cavi vennero posati senza regolare autorizzazione, come conferma l’avvocato Cocozza, consulente del Comune di Casamicciola. I cavi giunti a Ischia occuparono circa 69mila metri quadri di demanio marittimo, senza che fossero accompagnati da alcuna autorizzazione né concessione alla posa o al mantenimento dei cavi stessi. L’unica autorizzazione regionale rilasciata all’Enel – il 14 aprile 1994 – limita la costruzione e l’esercizio di una linea elettrica a 150mila volt in cavo sotterraneo e non sottomarino. Ma i cavi sono sott’acqua e non sottoterra. Non basta: secondo molti cittadini del posto, la stessa costruzione dell’impianto è inutile. L’alimentazione elettrica dell’isola viene regolarmente fornita da 5 cavi sottomarini non a olio fluido provenienti dalla stazione di Foce Vecchia. E anche nel periodo di massima affluenza sull’isola, quello estivo, gli impianti preesistenti sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno energetico di Ischia. Prova ne sarebbe che, nonostante i circa 70 miliardi di vecchie lire spesi per cavi e cabina, e gli oltre 10 anni impiegati per terminarla, soltanto dal maggio 2006 la stazione della Fundera è entrata in funzione.

NON TRANQUILLIZZA L’OPINIONE DELL’ESPERTO

“Gli effetti nocivi pure 10 anni dopo”

MARIO SPROVIERI, RICERCATORE DELL’ISTITUTO PER L’AMBIENTE MARINO

COSTIERO DEL CNR DI NAPOLI, FA IL PUNTO SULLA SITUAZIONE DEI VELENI.

“Gli effetti nocivi dei Pcb potrebbero anche manifestarsi a distanza di 10 anni”. Mario Sprovieri, ricercatore dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr di Napoli, racconta al Salvagente i pericoli di una contaminazione come quella avvenuta nelle acque di Ischia.

Dottor Sprovieri, cos’è il policlorobifenile?

Si tratta di un composto organico che non esiste in natura, è frutto di un processo industriale. Le miscele di Pcb sono state usate in un’ampia gamma di applicazioni, ad esempio come fluidi isolanti, lubrificanti,additivi in vernici,pesticidi,carte copiative, adesivi, sigillanti.

I Pcb sono davvero dannosi per la salute?

I Pcb sono composti tossici.Alcuni tipi di Pcb,poi, sono altamente tossici e possono causare – nei casi più gravi – carcinomi, ma anche effetti gastrointestinali ed eruzioni cutanee.

Nel caso di Pcb dispersi nel mare, come a Ischia, in che modo l’uomo può assimilarli?

Tramite contatto fisico col sedimento, oppure ingerendo un pesce che a sua volta contiene tracce di Pcb. C’è da notare, tra l’altro, che nel processo che porta il Pcb dall’acqua contaminata all’uomo, in ogni passaggio si aggiunge una quantità di residuo. Così la concentrazione finale ingerita dall’essere umano è molto più elevata che in partenza.

È realistico ipotizzare, che a distanza di mesi dalla contaminazione, un pesce contenga ancora residui di Pcb?

Sì. Tracce di contaminazione potrebbero essere contenute tutt’oggi nei pesci.

E, per quanto riguarda gli effetti sulla salute umana, che tempi sono prevedibili?

Possono essere riscontrabili in tempi immediati, come nel caso della diossina che aveva avvelenato il politico ucraino Yushenko, oppure in tempi lunghissimi. Gli effetti nocivi potrebbero manifestarsi anche tra 10 anni. Lo stesso discorso vale per le conseguenze della diossina immessa nell’area a seguito della recente emergenza rifiuti in Campania.

È possibile che le correnti marine abbiano già risolto il problema a Ischia, disperdendo il Pcb?

La struttura chimica del Pcb lo rende poco solubile e poco volatile, quindi non è biodegradabile. Piuttosto tende a depositarsi nel fondo marino, anche se non è da escludere che una certa parte sia stata dispersa dalle correnti.

Non resta,dunque,che bonificare l’area…

Purtroppo, la gestione del processo di bonifica è molto complessa. I Pcb possono essere smaltiti attraverso un processo chimico o d’incenerimento che, secondo molti esperti, rende la contaminazione ambientale ancora peggiore che non lasciando tutto com’è.

Ci troviamo di fronte a una sostanza che sarebbe meglio non utilizzare.

Infatti, dal 1988, i Pcb non possono essere immessi nell’ambiente. Anche se…

Cosa?

I protocolli internazionali prevedevano che entro il 2005 – il 50 per cento del Pcb in circolazione fosse smaltito, entro il 2007 il 70, ed entro il 2009 non ci dovrebbe essere nessun Pcb in circolazione. In realtà, di Pcb in giro ce n’è ancora. E, se non bastasse, al momento anche le soglie di allerta sono in corso di revisione.

Ci spieghi meglio.

Effettivamente nell’ultimo decreto del 2006 relativo alla presenza di Pcb nell’ambiente, la soglia limite a cui fa riferimento l’Arpac nelle analisi di Ischia è stata omessa. Questo perché si tratta di un argomento su cui gli scienziati si stanno confrontando. Scegliere una soglia piuttosto che un’altra significa bonificare o meno delle aree contaminate, con un risvolto economico non indifferente.

Quindi, al momento, in Italia la legge non indica una soglia di presenza di Pcb entro cui è giusto allarmarsi?

Esattamente, ma per consuetudine in questi casi si fa riferimento alle disposizioni precedenti. Nello specifico, alla soglia massima contenuta nel decreto ministeriale 367 del 2003.

Dunque, gli abitanti di Ischia devono preoccuparsi?

I dati emersi sono allarmanti, ma vanno presi con un minimo di cautela. Esistono 208 tipi di Pcb. Alcuni sono molto tossici, altri meno. Le analisi dell’Arpac nel caso di Ischia sono state svolte sulla presenza complessiva di Pcb, e non sui tipi più nocivi. Inoltre, per avere le idee più chiare, ci vorrebbero altri tipi di analisi.

In che senso?

Le indagini svolte dall’Arpac sono state fatte su campioni di acqua contaminata. Ma come già detto, i Pcb sono sostanze idrofobe,non rimangono in acqua, vengono assorbite dal fondo marino. Quindi bisognerebbe analizzare anche i sedimenti del fondale e possibili residui nei pesci.

IL SALVAGENTE 31 GENNAIO – 7 FEBBRAIO 2008 – PAGINE 35-36-37

Commenti»

1. Ischia, un mare di guai (Inchiesta di Flavia Paone) « Andrea D’Ambra - www.andreadambra.eu - aprile 1, 2008

[…] hanno a cuore la loro salute e il loro territorio Rainews24 e Flavia Paone  per aver rotto, dopo Il Salvagente con la carta stampata, il muro di silenzio dei mezzi di informazione della terraferma. Leggi tutti […]


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