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Che Onore! ottobre 21, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in giornalismo, informazione, riotta, tg1, travaglio.
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Questa settimana ho avuto l’onore di vedermi citato da Marco Travaglio in persona nel suo “passaparola” appuntamento settimanale in video sul blog di Grillo dove ha raccontato dello scambio di e-mails avvenuto tra il sottoscritto ed il direttore del tg1 gianni riotta. Il video è disponibile in testa a questo post nonché nella versione testuale qui di seguito.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro i quali mi hanno scritto e che condividono il contenuto delle mails inviate a riotta.

Andrea

Testo dell’intervento:

“Buongiorno a tutti.
Molti sul blog di Beppe e sul mio, voglioscendere.it, mi hanno chiesto di parlare della mia condanna per diffamazione nei confronti di Cesare Previti, in primo grado.
Non intendo farlo perché non intendo usare questo spazio per ragioni mie.
Penso che per difendersi dai processi bisogna andare nei processi e se una sentenza non la si condivide la si deve appellare.
La sentenza non c’è nemmeno ancora, non è stata depositata, lo sarà fra sessanta giorni.
Ci sarà modo di leggerla e di capire che cosa abbia trovato di diffamatorio questa giudice in un mio articolo disponibile sul mio blog perché chi vuole si faccia un’idea.
Volevo invece partire da questo caso, o non caso a seconda, perché una persona che frequenta il blog voglioscendere.it mi ha mandato una mail riportandomi il messaggio che ha spedito al direttore del TG1, Gianni Riotta, in cui esprimeva stupore per il fatto che il TG1, che non da manco le notizie delle condanne a ministri, agli imprenditori, ai parlamentari, avesse trovato il tempo per dare la notizia della condanna a me che sono un privato giornalista. (altro…)

TG1: QUESTA E’ INFORMAZIONE? ottobre 18, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in condanna, diffamazione, espresso, informazione, previti, regime, riotta, travaglio.
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http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/230/riotta_gianni.jpg

Aggiornamento al post delle 19.17: E Riotta rispose…

Qui sotto la mail inviata dal sottoscritto questa mattina al TG1, la risposta ricevuta da Gianni Riotta, direttore del telegiornale, e la mia replica.

Da: Andrea D’Ambra
Inviato: sabato 18 ottobre 2008 11.37
A: [CG] TG1 Direzione
Cc: Riotta Gianni; Sassoli David Maria
Oggetto: TG1
Almeno Travaglio il Coraggio di parlare e di scrivere di previti & co. ce l’ha e non è servo di nessuno. Inoltre, piccolo particolare, la condanna è in primo grado (anche se questo il TG1 ha “dimenticato” di chiarirlo)
Il TG1, telegiornale del servizio PUBBLICO (non PARTITICO) ha mostrato una volta di più il suo vero volto al servizio dei soliti noti.
Loro non molleranno mai, noi neppure.
Distinti Saluti
Andrea D’Ambra

La risposta di Riotta

From: Riotta Gianni
To: Andrea D’Ambra
Sent: Saturday, October 18, 2008 6:37 PM
Subject: R: TG1
caro d’ambra abbiamo dato una notizia come sempre facciamo
capisco che per lei è una brutta notizia ma se le stesse a cuore il mio pensiero sappia che io sono contrario a qualunque condanna per diffamazione sempre. preferiva non dessimo la notizia? si chiama censura ed è qualcosa che in italia è frequente
gr

La mia replica

From: Andrea D’Ambra
To: Riotta Gianni
Sent: Saturday, October 18, 2008 7:14 PM
Subject: Re: TG1

Caro Riotta,
per me la brutta notizia è quella che sono costretto a vedere quotidianamente con i dieci minuti e passa di sfilate di politici a cui non viene fatta nessuna domanda ma cui si lascia semplicemente lo schermo e il microfono, nessuna critica, nessuna INFORMAZIONE data ai telespettatori. A che serve il giornalista? A che serve chiamarlo telegiornale? Basterebbe lo spazio autogestito. Nonostante la mia giovane età fortunatamente ho avuto modo di visitare qualche paese all’estero e devo dire che in nessuno di questi ho visto in un telegiornale pubblico ciò che purtroppo invece accade nel NOSTRO (perché di tutti e non dei partiti) TG1.
Sinceramente non riesco a ricordare di aver mai visto una “notizia” al TG1 come quella sulla condanna di Travaglio quando queste riguardavano non giornalisti ma ministri, parlamentari, banchieri, imprenditori, e né ricordo Informazione sulle prescrizioni di Berlusconi e Andreotti “scambiate” per assoluzioni.
La censura Lei deve conoscerla bene se mi dice che in Italia è frequente. Perché bisogna passare da un opposto all’altro? Censurare o fare cattiva informazione?
Era così dura specificare che si trattava di una sentenza di primo grado? Ci avete bombardato di interviste e notizie sull’inquisito ex presidente della regione abruzzo Ottaviano Del Turco e lo avete dipinto come un martire (probabilmente lo sarà). Del Turco è la dimostrazione che quando riguarda altri il TG1 da la parola all’imputato e invece questa volta, con Travaglio, “guarda caso” così non è stato.
Ha ragione Travaglio a sostenere che ora, se foste coerenti dovreste fornire tutti i nomi dei giornalisti del TG1 condannati negli ultimi anni, in primo, secondo, o eventualmente terzo grado. Ci sarà da divertirsi.
Distinti Saluti
Andrea D’Ambra

http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/48512/moschettieri.jpg

Immagine da voglioscendere

Condivido in pieno l’intervento di Roberto Corradi autore di uno spettacolare “video-scoop” sul suo blog in merito alla vicenda Travaglio/Previti/Tg1.

Per chi volesse approfondire:

Qui l’intervista di Marco Travaglio a Corriere.it

Qui l’intervista di Marco Travaglio a Articolo 21.info

Il lodo senza nome e l’Agenda rossa di Borsellino ottobre 3, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in agenda rossa, borsellino, castello utveggio, contrada, giustizia, mafia, palermo, riina, travaglio, via d'amelio, vittime della mafia.
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L’intervento del nuovo magistrato di sorveglianza Anna Pancaro a posto di Daniela Dalla Pietra nel caso di Bruno di Bruno Contrada ha dato i suoi frutti.
Questo traditore dello Stato, condannato in via definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e responsabile  morale dell’assassinio di tanti altri servitori dello stato che, contrariamente a lui, lo Stato hanno continuato a servire fedelmente fino alla morte, tornerà a Palermo.
Il magistrato Daniela Dalla Pietra era stato oggetto da attacchi di ogni tipo da parte dei numerosi blog di disinformazione in difesa di Bruno Contrada attivi sulla rete, di interrogazioni da parte di vari parlamentari votati alla causa di questo favoreggiatore della criminalità organizzata e di ricusazioni da parte  del suo avvocato Lipera che la causa della mafia e dei criminali mafiosi ha sempre avuto a cuore in maniera particolare.
Ora finalmemte tutti questi sforzi congiunti hanno dato i loro frutti. A Bruno Contrada è stato concesso di scontare gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Palermo, la città nella quale sono stati perpetrati i suoi crimini, a due isolati di distanza dalla casa di una delle sorelle di Paolo la quale uscendo di casa potrà così vedere affacciato al balcone, se non prossimamente anche a passeggio per strada, uno dei responsabili, almeno morali, dell’assassinio di suo fratello.
In una continua escalation il suo avvocato ha chiesto addirittura che il trasferimento possa avvenire “senza scorta”
Noi invece attendiamo ancora che, dopo 16 anni, possano finalmente  andare avanti quelle indagini sul Castello Utveggio , luogo dal quale è stato azionato il telecomando che ha provocato la strage di Via D’Amelio, e sulle telefonate partite nei momenti della strage  dal centro dei servizi segreti attivo in questo edificio e aventi come destinazione anche una barca ormeggiata nel golfo di Palermo, a bordo della quale stazionavano sia Contrada che altri membri degli stessi servizi segreti, per sapere se queste responsabilità non siamo solo morali ma anche dirette.
Da oggi sappiamo comunque che oltre al lodo Alfano, che assicura l’impunità alle quattro più alte cariche dello Stato, che è già aberrante ma almeno riguarda non le condanne definitive passate in giudicato ma soltanto i reati commessi ma per i quali non ha potuto essere portato a termine il processo, o quelli ancora  da commettere, esiste anche un lodo segreto, senza nome e non stabilito dalla legge che assicura l’impunità ad altri individui in grado di ricattare anche alte cariche dello Stato attraverso i ricatti possibili grazie alla detenzione di un’Agenda Rossa sottratta dalla borsa del giudice, assassinato forse anche a questo scopo.
E questo lodo riguarda non solo i reati contemplati dal primo lodo ma anche quelli più infamanti e già passati in giudicato come quelli di cui si è macchiato Bruno Contrada.
Salvatore Borsellino – Fratello del Magistrato ucciso dalla mafia, sul blog 19luglio1992

Rassegna stampa/tv

Rainews24: Diario di un magistrato – TestoVideo

Contrada/ Associazione familiari Georgofili: giudici favor rei

SALVATORE BORSELLINO A IMG PRESS: SONO SCONVOLTO DALLA NOTIZIA DEL TRASFERIMENTO DI BRUNO CONTRADA A PALERMO

CONTRADA: FAMILIARI VITTIME MAFIA, UN’OFFESA SUO TRASFERIMENTO

Da leggere

L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino – Editrice Chiare lettere

STORIA DI UN MILLANTATORE settembre 15, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in arcibaldo miller, barbacetto, ecpp, gomez, guzzanti, international maritime organization, ischia, kgb, litvinenko, mani sporche, mitrokhin, russia, scaramella, travaglio.
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http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/48512/manisporche_big.gifhttp://www.russiablog.org/ScaramellaMarioGraySuit.jpg

Mario però non si dà per vinto e nel ’97 crea insieme al fido Marino l’Ecpp, Environmental Crime Prevention Program: un sedicente organismo intergovernativo contro i crimini ambientali, che in realtà è una scatola vuota mai registrata da nessuna parte, ma gabellata per un ente di diritto internazionale protagonista di un’affollata «conferenza plenaria» a Napoli (mai tenuta). L’Ecpp, secondo un comunicato dello stesso Scaramella, si avvale di tre «special assistants»: «John Graham Taylor (Uk), Christian Trentolà (France) and Philip Marino (Germany)». Il primo è un suo inesperto collaboratore, il secondo un giovane napoletano di madre francese al cui cognome è stato aggiunto un accento sulla lettera finale, il terzo il solito socio Filippo Martino. Anche stavolta abboccano in tanti. L’Ecpp, nel ’98, ottiene lo status di osservatore presso la London Convention dell’International Maritime Organization, che regolarmente invita Scaramella alle sue riunioni annuali. Mario strappa anche una sponsorizzazione, con tanto di fondi, dallo Science Program della Nato per conferenze sulla sicurezza ambientale da tenersi in Lituania. E arraffa addirittura un accordo di collaborazione con il Segretariato della Convenzione di Basilea per la difesa dell’ambiente: gli basta un’autocertificazione dell’Ecpp che sostiene di aver partecipato alla IV Conferenza plenaria di New York negli uffici dell’Epa, l’agenzia Usa per l’ambiente. Nessuno va a controllare, altrimenti scoprirebbe che Scaramella era semplicemente riuscito a farsi prestare gli uffici dell’Epa per un’oretta. Come? Presentandosi come «magistrato antimafia» e «professore universitario».
Quanto alla toga, Scaramella riuscirà nel 2001 a diventare giudice onorario (non certo antimafia, dunque, ma addetto ai reati bagatellari) al Tribunale di Ischia. Del resto suo fratello ha sposato la figlia del pm napoletano Arcibaldo Miller, divenuto poi capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia col ministro Castelli. Quanto alla cattedra, Mario non ha mai insegnato in vita sua. Ma, tra il 1996 e il 2000, sostiene di aver avuto un incarico di professore di diritto ambientale presso la Externado University e l’Università del Rosario a Bogotá. Intanto è riuscito a ottenere una convenzione-quadro col dipartimento di Scienze internazionalistiche dell’Università Federico II di Napoli perché questo fornisse agli enti scaramelliani personale per corsi di formazione (ovviamente mai realizzati). Poi s’è presentato al dipartimento di Scienza e ingegneria dello spazio spacciandosi per «professore a Stanford» e millantando un mandato conferito all’Ecpp dai ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea e ha convinto il direttore a creare un «Centro di politica spaziale». Iniziativa che, manco a dirlo, resterà sulla carta. Ma gli serve, come la precedente, a spacciarsi in giro per l’Italia come «ricercatore e formatore in politica spaziale» e «direttore del Centro di politica spaziale» presso il prestigioso ateneo napoletano, e come tale a distribuire diplomi e attestati in pergamena (si sospetta, a pagamento). (altro…)

“Denunce strumentali e tentativi di delegittimazione” giugno 7, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in archiviazione, Calabria, chiaravalloti, consiglio superiore della magistratura, criminalità, csm, de magistris, giustizia, italia, nuzzi, procura di salerno, travaglio, verasani.
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http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200710images/demagistris02g.jpg

Denunce strumentali e tentativi di delegittimazione” così la Procura di Salerno ha definito le accuse mosse al PM Luigi De Magistris che andavano dalla calunnia e diffamazione, all’abuso d’ufficio, all’inosservanza agli obblighi di astensione, alla fuga di notizie. Tutti reati dimostratisi inesistenti. (Qui la richiesta di archiviazione)

Allora come mai, se viviamo in un paese democratico, civile e dove l’informazione è libera questa notizia non l’ho sentita ai telegiornali né letta sulle prime pagine dei giornali così come invece era stato fatto quando queste accuse venivano mosse contro il PM De Magistris dai suoi detrattori?

Ecco in merito un articolo di Marco Travaglio

(altro…)

I fatti di Villabate maggio 17, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in boss, campanella, forza italia, la loggia, mafia, mandalà, micciché, peter gomez, provenzano, schifani, senato, sicula brokers, travaglio, udeur, villabate.
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Peter Gomez – Voglio Scendere

Credo che in questi giorni sia stata fatta molta confusione tra fatti e notizie. I fatti sono fatti, ma non tutti i fatti sono notizie. Nei miei cassetti conservo documenti, verbali d’interrogatorio, appunti di colloqui con fonti confidenziali e persino interviste, che non ho mai pubblicato. E che probabilmente non pubblicherò mai.

Parte di quell’archivio, accumulato da me come da ogni buon giornalista in anni di lavoro, di tanto in tanto si rivela però utile. A distanza di tempo dalla scoperta di un primo elemento di per sé ambiguo, apparentemente incredibile, o da solo non interessante o non verificabile, capita a volte che se ne trovi un altro che fa vedere le cose in maniera diversa. E allora ciò che inizialmente era (a mio sindacabile avviso) non pubblicabile, all’improvviso lo diventa. Nasce (anche così) una notizia.

Dicevamo che i fatti apparentemente incredibili e non riscontrati non sono notizie. È quindi scorretto deontologicamente citarli sui giornali scrivendo subito dopo, «ma io non ci credo». E soprattutto non si deve farlo se la verifica o il tentativo di verifica è semplice: se li si cita, senza alzare il telefono o perderci qualche ora o giorno di lavoro, si mette semplicemente in circolazione un veleno, non una notizia.

Uno dirà: ma allora perché avete scritto di Schifani, visto che i suoi rapporti con personaggi poi condannati per mafia, non hanno nemmeno portato all’apertura di un’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti? Semplice: perché, nonostante che su parte di quelle storie Schifani sia stato ascoltato come testimone già nel ’99, l’intera vicenda non è affatto chiara. E proprio la mancanza di chiarezza fa diventare tutta la questione una notizia ancora più grossa: Schifani, lo ricordo, non è un privato cittadino, ma è un senatore e ora è addirittura la seconda carica della Repubblica.

Lasciate perdere la Sicula Brokers, la società creata nel ’79 che tra suoi soci oltre a Schifani aveva anche altri personaggi poi condannati per mafia, e concentratevi su Villabate, il paese del quale Nino Mandalà (uno degli ex soci di Schifani) diventa reggente intorno al 1994 dopo una sanguinosa guerra tra cosche.

Qui, nel 1995, Schifani ottiene una consulenza in materia amministrativo-urbanistica. Quella consulenza, visto il contesto, è già di per se interessante dal punto di vista giornalistico. Ma lo diviene ancor di più se si considera che intorno alla sua genesi esistono almeno quattro versioni.

La prima è quella di Mandalà che intercettato dai carabinieri confida nel 1998 a un altro uomo d’onore di avergliela fatta ottenere lui, su richiesta del senatore Enrico La Loggia. La seconda è quella di La Loggia che, sentito come teste, dice sostanzialmente: è vero la consulenza a Schifani l’ho fatta avere io, ma non ricordo se ciò è avvenuto in seguito a una mia richiesta presentata al sindaco di Villabate (nipote di Mandalà ndr) o se io ho richiesto l’intervento di Gianfranco Micciché, allora coordinatore di Forza Italia. Il problema, secondo La Loggia, era quello di risarcire Schifani dei mancati guadagni causati dal tempo perso nell’attività politica, visto che sarà eletto solo nel 1996.

La terza versione è quella di Schifani che invece dice di aver ottenuto il lavoro da solo, semplicemente proponendosi al sindaco nipote del boss. Poi c’è la quarta versione. Recentissima: addirittura del 2006. Quella del pentito Francesco Campanella, l’ex segretario dei giovani dell’Udeur che falsificò la carta d’identità utilizza da Bernardo Provenzano per andare in Francia a farsi operare. Campanella dice: ha ragione Mandalà, la consulenza a Schifani è arrivata grazie a lui. E poi ci mette un carico da novanta: scopo dell’intervento di Schifani (e di La Loggia) era quello di disegnare assieme a un progettista loro amico un piano regolatore di Villabate che assecondasse i voleri del boss Mandalà. Secondo Campanella, anzi, proprio Mandalà (che potrebbe benissimo aver mentito) sosteneva che Schifani e La Loggia si erano accordati perché parte della parcella destinata al progettista fosse girata a loro.

A questo punto dovrebbe essere chiaro per tutti che questa è una storia da raccontare sui giornali. E anche da approfondire, visto che molti dei personaggi coinvolti non sono ancora stati intervistati, e non tutti i documenti amministrativo-urbanistici dell’epoca sono stati esaminati. In un uno degli elementi del titolo (titolo, occhiello e sommario) un quotidiano, per necessità di sintesi, parlerebbe probabilmente di «rapporti di Schifani con il boss», o forse di «amicizie e relazioni pericolose», anche perché Mandalà ha sostenuto in aula che Schifani e La Loggia parteciparono al suo matrimonio. La notizia insomma è diventata tale grazie al lavoro, all’esperienza che ti ha permesso di valutare il contesto, e alla ricerca. Non è nata da una soffiata anonima (che pure può benissimo essere uno spunto), mandata in stampa senza alcuna verifica.

Detto questo quello che sta accadendo oggi a Marco credo che sia per tutti semplice: «Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore», diceva Paul Valery. Ma noi, finché lo si potrà fare, cercheremo di continuare a ragionare.

La censura di Mimun gennaio 21, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in berlusconi, canale5, capuozzo, censura, craxi, mediaset, migotto, mimun, terra, tg5, travaglio.
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Dal Blog di Chiarelettere Travaglio scrive:

Contrariamente a quanto annunciato, con tanto di comunicato ufficiale, dal programma Terra di Canale5, nella puntata di questa sera dedicata a Bettino Craxi, la mia intervista sulle condanne e i soldi rubati dall’ex leader socialista non andrà in onda: richiestami espressamente dalla redazione, girata e registrata venerdì pomeriggio sul ponte di Castel Sant’Angelo dalla brava collega Anna Migotto, è stata bloccata stamane dal democraticissimo direttore del Tg5 Clemente J.Mimun, che non l’aveva nemmeno vista. Un veto ad personam, insomma, come mi ha raccontato al telefono Tony Capuozzo. Lo ringrazio comunque per aver pensato a me, ma per il futuro lo esorto a tener sempre presente per chi lavora. Così, onde evitare di perdere tempo con me e di far perdere tempo a me: tutti dovrebbero sapere che esistono degli appestati che è meglio non avvicinare, nè tantomeno intervistare, per non prendere il contagio. E io sono fra questi. Non ho mai fatto ammazzare commissari di polizia, non ho mai rubato, non ho mai avuto amici mafiosi, non ho parenti agli arresti domiciliari: insomma, sono incensurato, dunque è naturale che in casa Mediaset io debba essere censurato.

Hanno arrestato l’UDEUR! gennaio 16, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in Campania, giudici, giustizia, mastella, travaglio, udeur.
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V2-day_mastella_mava.jpg

Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio:

Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta “Why Not” avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse – che nessuno conosce – sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato “solidarietà umana” al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un “fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli” (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l’immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, “questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo”. Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?.” Marco Travaglio

La giustizia di Barbablù – TOGHE ROTTE gennaio 2, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in beppe grillo, bruno tinti, chiarelettere, giustizia, toghe rotte, travaglio, uxoricidio.
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http://www.chiarelettere.it/mediamanager/sys.user/48512/toghe_rotte_grande.jpg
Un libro che ho avuto il piacere di leggere durante queste vacanze è Toghe Rotte, a cura del Magistrato Bruno Tinti che fa un’analisi accurata della giustizia italiana attraverso una serie di esperienze dirette vissute e raccontate dagli stessi giudici in prima persona.
Il libro è edito da Chiarelettere, una nuova casa editrice che si sta facendo apprezzare.
Interessante e emblematico il pezzo per gli aspiranti uxoricidi ripreso nel post di Grillo di oggi.
Bruno_Tinti.jpg
Bruno Tinti a Anno Zero Clicca il video
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