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PCB nel mare dell’Isola d’Ischia – Tris rosa di interrogazioni ed interpellanze al Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo giugno 5, 2008

Posted by Andrea in 92/43/cee, alessandra mussolini, arpa campania, camera, cuma, enel, franca rame, inquinamento, interpellanza, interrogazione, luciana sbarbati, mare, maurizio acerbo, ministro dell'ambiente, pcb, posidonia, prestigiacomo, regno di nettuno, senato, silvana mura.
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Nell’ordine On. Silvana Mura, On. Alessandra Mussolini, Sen Luciana Sbarbati

Chi ha avuto modo di seguire l’argomento su questo blog sa che nella scorsa legislatura già l’On Acerbo (RC) in data 21 Gennaio e la Sen. Rame (IDV) in data 26 Febbraio avevano presentato ciascuno una interrogazione al Ministro dell’Ambiente di allora Pecoraro Scanio per avere risposte da quest’ultimo su quanto accaduto nel mare dell’Isola d’Ischia con l’inquinamento da PCB rilevato dall’ARPA Campania.

Con lo scioglimento anticipato delle Camere purtroppo queste interrogazioni sono cadute prima che avessero ricevuto risposta.

Con la nuova legislatura insediata c’era la necessità di ripresentarle, per far luce sulla vicenda e tenere alta l’attenzione e così è stato grazie alle Onorevoli deputate Mussolini (PDL) e Mura (IDV) che hanno entrambe ripresentato l’interrogazione dell’On Acerbo (RC) (non presente in questa legislatura ) al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

E per finire è degna di nota l’interpellanza della Senatrice Sbarbati (PD) riportata anche qui sotto cliccando su “more…” (in attesa di chiare risposte dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo.)
(altro…)

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PCB – Interrogazione della Senatrice Franca Rame (IDV) Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare aprile 20, 2008

Posted by Andrea in area protetta Regno di Nettuno, casamicciola terme, enel, franca rame, generazione attiva, inquinamento, interrogazione parlamentare, isola d'ischia, lacco ameno, mare, mimmo sferratore, ministro dell'ambiente, olio fluido, pcb, pecoraro scanio, senato.
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Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03413
presentata da
FRANCA RAME
martedì 26 febbraio 2008 nella seduta n.281

RAME – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Premesso che:

dal 14 giugno 2007 a Lacco Ameno e a Casamicciola Terme (sull’isola di Ischia) stanno attendendo che qualcuno provveda alla bonifica di una vasta area rimasta inquinata dalla fuoriuscita di olio fluido contenente PCB da uno dei quattro cavi sottomarini ad alta tensione della centrale Enel della Fundera in località Lacco Ameno. Il 14 giugno, infatti, a causa di un banale arpionamento di un’ancora di un’imbarcazione rimasta sconosciuta si è prodotto uno squarcio ad uno dei cavi Enel provocando la fuoriuscita in mare di circa 34 tonnellate della sostanza, provocando così un grave caso di inquinamento ambientale;

da un’indagine condotta da Mimmo Sferratore del Comitato Vivere a Lacco Ameno e inviata alla sezione di Ischia di Legambiente, emergono dati e informazioni di rilievo, ma anche sconcertanti, successivamente ripresi dall’associazione Generazione Attiva che ha provveduto il 14 dicembre 2007 ad informare la Commissione europea, chiedendone l’intervento. L’area inquinata si estende dal tratto antistante la spiaggia dell’eliporto e la costa tra Lacco Ameno e Casamicciola, attigua all’area marina protetta chiamata Regno di Nettuno;

per una strana ironia della sorte, solo pochi giorni fa, il 27 dicembre 2007 il Ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio ha firmato il decreto istitutivo dell’area protetta Regno di Nettuno, concludendo un lungo iter durato oltre 10 anni, che mira a dare vita ad un’operazione di tutela e valorizzazione di un pezzo straordinario del patrimonio marino della provincia di Napoli;

nonostante le intenzioni espresse, su quest’oasi ambientale resta però ancora come “una spada di Damocle”, la presenza inquietante e pericolosissima di PCB grazie alla perdita di olio da quel cavo Enel squarciato nel mese di giugno. E non si può dire che manchino i riscontri della gravità della situazione, se si deve credere – e non c’è motivo per dubitare – ai dati rilevati dall’Agenzia regionale protezione ambiente Campania. L’Arpac ha accertato infatti, da rilevamenti effettuati presso lo stabilimento balneare Bagno Vito a Lacco Ameno ad un mese di distanza, il 19 luglio, la presenza di inquinanti PCB totali pari a 0,112 mg/l equivalenti a 186 volte il valore minimo previsto dagli standard di qualità ambientale per le acque superficiali secondo il decreto ministeriale 367/2003 e indicati in 0,0006 mg/l; e livelli altrettanto alti di inquinamento da PCB sono stati rilevati da ulteriori prelievi condotti sulla spiaggia di Suor Angela nel comune di Casamicciola Terme proprio davanti alla quale è avvenuta la rottura del cavo Enel e la fuoriuscita di olio fluido con PCB. La ricerca Arpac ha riguardato solo la presenza di PCB, sostanza che però è mescolata anche ad altre, come i composti aromatici tossici e cancerogeni;

quasi tutti gli impianti di cavi sottomarini hanno caratteristiche tecniche che si definiscono “a tenuta” mediante olio. Se si verifica un abbassamento della pressione dell’olio, ciò è determinato da una perdita, da una rottura del cavo. E così dalla stazione primaria di Lacco Ameno deve essere costantemente pompato altro olio per mantenere costante la pressione dentro il cavo ed evitare ulteriori fuoriuscite di olio e salvare così il cavo ad alta tensione da un eventuale contatto con l’acqua, e bisogna individuare il punto esatto della perdita;

il grave episodio si ripete il 4 dicembre, con un’ulteriore dispersione di olio con PCB, circa 18 tonnellate di olio, per un totale complessivo di 52 tonnellate di olio contenente PCB;

il PCB è sostanza non biodegradabile e capace di spostarsi lentamente utilizzando le minime pendenze nel terreno, e ciò aumenta nel mare, dove trova l’aiuto delle correnti, andando così a depositarsi contaminando non solo i terreni, i fondali marini e gli organismi viventi delle zone prospicienti a quella interessata dalla perdita, ma anche altrove, trascinato dalla corrente;

l’Enel ha provveduto a spiegare in un comunicato di “aver proceduto alla riparazione della linea a 150.000 volt alimentante la Cabina Primaria di Lacco Ameno a seguito di un guasto che è stato provocato da azione di rottura e trascinamento del cavo a mare da parte di ignoti. La rottura ha determinato anche la dispersione di olio dielettrico speciale ad elevata compatibilità ambientale e completamente esente da contaminazione da PCB. In proposito si segnala che le dichiarazioni allarmistiche sulla vicenda provengono dalle stesse fonti che hanno contrastato fino allo scorso anno l’attivazione della cabina primaria di Lacco Ameno, contrasti anche discussi nelle sedi giudiziarie e da queste rigettate”;

il quadro della situazione si aggrava anche in considerazione di altre due informazioni: l’età dei cavi che risalgono al 1987, anno in cui l’Enel li ha commissionati, periodo in cui i limiti di tolleranza previsti erano più alti. Solo nel 1988 la legge vietò l’immissione sul mercato di PCB riducendone pesantemente i limiti per i soli impianti ancora in funzione. I cavi vennero però posati nel ’92 quando la legge era ben consolidata e quindi era impossibile ignorarla. I cavi giunti ad Ischia occuparono circa 69.000 metri quadri di demanio marittimo, senza che fossero accompagnati da alcuna autorizzazione né concessione alla posa o al mantenimento dei cavi stessi e nemmeno un decreto autorizzativo da parte della Regione Campania. Esiste invece una concessione ex post per la posa e il mantenimento dei cavi indicata dal numero 113/1994 del 14 giugno 1994 e valida per il solo periodo 31 ottobre 1992 – 31 dicembre 1993;

l’unica autorizzazione regionale rilasciata all’Enel con il DRGR 3657 del 14 aprile 1994 limita la costruzione e l’esercizio di una linea elettrica a 150.000 volt in cavo sotterraneo e non sottomarina, e una cabina primaria all’aperto. I cavi sono sott’acqua e non sottoterra e la struttura è non conforme al progetto che ricevette invece l’approvazione regionale. Inoltre, questi cavi non hanno mai assicurato l’alimentazione elettrica all’isola di Ischia che viene invece regolarmente alimentata da 5 cavi sottomarini a MT quindi non ad olio fluido e provenienti dalla stazione di Foce Vecchia;

sulla parte di isola di Ischia interessata, non risultano interventi o provvedimenti di alcun genere; non è stata vietata la balneazione, non è stato vietato pescare nei siti inquinati, non si è fatto un piano di bonifica della zona, nessun intervento di tutela dell’area marina protetta Regno di Nettuno, quella resa ufficiale solo qualche giorno fa dal ministro Pecoraro Scanio; non si è condotta nemmeno una verifica sulla legittimità del mantenimento in zona demaniale marittima dei cavi grazie ad un’autorizzazione ex post ormai scaduta da anni, e infine non è stata fatta nemmeno alcuna azione di ripristino dello stato dei luoghi come prevede invece la norma e il Codice di navigazione;

da un nota diffusa da Legambiente emerge che la centrale della Fundera, costruita negli anni ’90 in contrasto con ogni principio di localizzazione, è stata messa in funzione nel 2006 senza che l’Enel comunicasse nulla ai Comuni di Lacco Ameno e Casamicciola direttamente interessati, e questa centrale è stata peraltro collocata accanto ad una scuola e ad un ospedale in pieno centro abitato. Ebbene, in questo bunker sarebbero stoccati fusti contenenti materiali nocivi e tossici tra cui il PCB,

l’interrogante chiede di sapere:

se la Capitaneria di porto di Napoli ed ogni altro ente competente sul demanio abbiano avviato azioni di tutela dell’ambiente marino e costiero;

se non si intenda operare la bonifica dei siti, interdire gli usi del mare ed evitare di compiere attività che possano aggravare il carico di inquinamento già presente, oltre alla rimozione dei cavi, che si stanno utilizzando senza alcun titolo valido.

(4-03413)

Da Banchedati.camera.it

PUBBLICITA’ INGANNEVOLE – MAGGIORI SANZIONI PER CHI LA PRATICA luglio 26, 2007

Posted by Andrea in antitrust, catricalà, codice del consumo, consumatori, disegno di legge, franca rame, generazione attiva, idv, mercato, pubblicità, pubblicità ingannevole, sanzioni.
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Lo prevede un Disegno di Legge presentato dalla Sen. Franca Rame (IDV) accogliendo così i rilievi di Generazione Attiva, ripresi anche dall’Antitrust.

 

Roma – 26 Luglio 07  Quello della pubblicità ingannevole è un problema più volte denunciato da Generazione Attiva che ha lamentato l’inadeguatezza delle “multe” previste dal Codice del Consumo  (Decreto legislativo 2005/206) che ha come limite massimo di sanzione pecuniaria 100,000 Euro.

In altri paesi come ad esempio la Francia la sanzione va in proporzione alla somma spesa dall’azienda per la pubblicità in oggetto e questo limite invece previsto nel nostro ordinamento di fatto non c’è. Sempre in Francia, di recente, al Gruppo di grande distribuzione Carrefour sono stati richiesti diversi milioni di Euro di sanzione amministrativa per pubblicità ingannevole.
In Italia nella stragrande maggioranza dei casi le sanzioni dell’Antitrust per pubblicità ingannevole non arrivano quasi mai alla cifra massima prevista di 100.000 Euro.
Anche quando quest’ultima arriva al limite massimo previsto dal Codice del Consumo questo non disincentiva le aziende, che invece sono molto spesso recidive.

I vantaggi che ne traggono dalla pubblicazione del messaggio ingannevole sono, infatti, maggiori rispetto al rischio di un eventuale sanzione il cui importo è sempre irrisorio rispetto al fatturato della grande azienda. Per un’azienda che fattura diversi milioni/miliardi di Euro 100,000 Euro sono poca cosa.
Lo stesso Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, facendo propri i rilievi di Generazione Attiva ha chiesto un intervento in tal senso al legislatore:
(stralcio della presentazione relazione annuale antitrust a Montecitorio del 26 giugno 2007 – pubblicità ingannevole) […] “Nei mercati più ricchi la sanzione pecuniaria non si dimostra efficace. Potrebbero essere utili rimedi come la rettifica pubblica del messaggio volta ad amplificare la risonanza delle pronunce dell’Autorità, con maggiore deterrenza nei confronti delle imprese attente all’effetto reputazionale. Chiederemo anche al Parlamento di poter intervenire d’ufficio e di commisurare le sanzioni al fatturato aziendale o, come accade in Francia, in proporzione al costo della campagna pubblicitaria”.

Il ddl presentato dalla Senatrice Franca Rame intende fare proprie le preoccupazioni di Generazione Attiva e dell’Autorità Antitrust e propone l’introduzione di nuove sanzioni che generino un effetto deterrente nei confronti delle campagne pubblicitarie ingannevoli ai danni del cittadino.
Si propone, quindi, una modifica al D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, recante il “Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229”. Le modifiche proposte vanno ad operare sull’articolo 26 – Tutela amministrativa e giurisdizionale – e intendono rapportare la sanzione comminata dall’autorità al costo della campagna pubblicitaria, incrementando quindi il limite massimo della sanzione attualmente previsto e rendendo di fatto vani gli effetti di una campagna pubblicitaria ingannevole. 

Generazione Attiva, Associazione Nazionale Indipendente in difesa dei Consumatori, ringrazia, attraverso il suo Presidente Andrea D’Ambra la Senatrice Rame per aver accolto le istanze dei consumatori con la presentazione di questo DDL.

Il disegno di legge può trovare ancora spunti per essere emendato con misure a favore dei consumatori come quella che preveda la destinazione di parte dei proventi derivanti dalle sanzioni inflitte dall’Antitrust, anche a quelle associazioni che, pur non facendo ancora parte del CNCU, con denunce all’Authority contribuiscono in modo essenziale all’attività di quest’ultima e ancora con la determinazione della sanzione oltre che al costo dell’eventuale campagna pubblicitaria (già previsto nel DDL) anche e soprattutto al fatturato dell’azienda che commette pubblicità ingannevole.

 

Mi auguro, conclude D’Ambra, che Governo e tutto il Parlamento facciano la propria parte in modo tale che tale DDL trovi il più largo consenso affinché queste modifiche vengano approvato al più presto. Tutto ciò a vantaggio dei consumatori e del mercato.

TESTO DDL PRESENTATO DALLA SENATRICE FRANCA RAME (IDV)

Art. 1.
Il comma 7 dell’articolo 26 del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229 è sostituito dal seguente:
“7. Con la decisione che accoglie il ricorso l’Autorità dispone inoltre l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria rapportata al costo della campagna pubblicitaria, tenuto conto della gravità e della durata della violazione. Nel caso dei messaggi pubblicitari ingannevoli di cui agli articoli 24 e 25 la sanzione è inoltre rapportata al danno stimato a carico dei consumatori. L’Autorità può disporre inoltre la rettifica pubblica del messaggio a carico del soggetto sanzionato.

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Generazione Attiva

Associazione Nazionale Indipendente in difesa dei Consumatori

www.generazioneattiva.it