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La RAI e i discorsi dei presidenti dicembre 31, 2007

Posted by Andrea in 1983, ciampi, cossiga, discorso del presidente della repubblica, europa, giovani, guerra, napolitano, pace, pertini, presidente, rai, savona, stella san giovanni.
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La Rai ha messo on-line sul proprio portale i discorsi dei vari Presidenti della Repubblica Italiana che si sono susseguiti da diversi anni a questa parte. Mi ha particolarmente colpito, (ma sembra non sia l’unico visto il voto dato al video dai visitatori), quello di Sandro Pertini del 31 Dicembre 1983.

Di tutti quelli che ricordo (Cossiga, Scalfaro, Ciampi non ce n’è uno che neanche lontanamente si avvicini all’essenza di Pertini (e stasera ne avremo la ri-conferma da Napolitano). Mi dispiace non aver avuto modo di “conoscere” questo Signor Presidente (essendo io nato nell’anno in cui faceva questo discorso), che tanto manca al nostro paese. Anche se anni fa ho avuto la fortuna di poter abitare nel suo comune di nascita, Stella San Giovanni, in provincia di Savona proprio di fronte la sua casa natale.

Buon 2008 a tutti e… viva Pertini! 

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Nessuna grazia a Bruno Contrada dicembre 26, 2007

Posted by Andrea in andreotti, borsellino, bruno contrada, cassazione, castello utveggio, cossiga, grazia, grillo, mastella, napolitano, paolo borsellino, salvatore borsellino, stato.
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Aggiornamento 06/01/08
Le conclusioni della sentenza di I grado (1996)

La sentenza d’appello (2006)

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Lettera di Salvatore Borsellino a Beppe Grillo

Caro Beppe,
Mi sento in dovere di aggiungere queste mie considerazioni personali alle dichiarazioni di mia sorella Rita, che ho sottoscritto insieme a tutta la famiglia Borsellino, sulla incredibile vicenda della possibile concessione della grazia ad un traditore dello Stato che finora ha scontato solo 7 mesi sui 10 anni di detenzione a cui e stato condannato in via definitiva dallo corte di Cassazione.
Personaggio sul quale pesano peraltro gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso dopo ben quindici anni, in merito alle telefonate intercorse, 80 secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale e probabilmente stato azionato il telecomando per l’esplosione dell’ autobomba, da una utenza clonata intestata a Paolo Borsellino e l’ utenza dello stesso Contrada.
Come risulta da carte processali “si segnala l’esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all’associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali di Castello di Utveggio, sede del Sisde, controllato a Palermo dal dottor Contrada”. Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perché evidentemente aveva esaurito il suo compito.
Basterebbero questi sospetti e l’esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo l’ipotesi della concessione della grazia ad un individuo sul quale pesano sospetti di questo genere ma per di piu anche dal punto di vista tecnico mi risulta che per reati di mafia (compresi nell’elenco di cui all’art 4 bis ord.pen.) non è possibile nè la sospensione della pena nè le misure alternative tra cui la detenzione domiciliare, salvo non collaborino con la giustizia.
Per sapere quello che mio fratello Paolo pensava di Bruno Contrada basta ricordare l’episodio, riportato in atti processuali, nel quale avendo Paolo sentito fare quel nome a tavola da un funzionario di polizia amico della figlia, era sobbalzato dicendo “chi ti ha fatto quel nome? puo bastare pronunciarlo a sproposito per morire”.
In quanto al cosiddetto ministro di grazia e giustizia non poteva che essere affidata ad un uomo come lui, che ha cosi bene portato a compimento i compiti di sottrarre inchieste scottanti ai loro giudici naturali, conditi da sottrazioni di incartamenti dalle casseforti del tribunale di incartamenti relativi a processi prima che al giudice che l’aveva in carico ne fosse comunicata l’avocazione, di portare a termine questo compito.
Risulta cosi chiara la missione storica che lo stesso Mastella dichiara essergli stata affidata da Giulio Andreotti nel momento in cui, prima riluttante, fu convinto dallo stesso Andreotti, oltre che da Cossiga, ad accettare questo incarico.