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CELLULARI, ITALIANI VITTIME O ”PIRLA”? luglio 23, 2008

Posted by Andrea in antitrust, concorrenza, consumatori, generazione attiva, il salvagente, iphone, mercato, prezzi, sms, telefonia.
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Pubblico qui di seguito un interessante articolo di Michela Rossetti per il sito della rivista Il Salvagente (www.ilsalvagente.it)  a cui ho contribuito con un’intervista.

Si svenano per l’iPhone più caro del mondo, pagano gli Sms più costosi d’Europa. Ma è possibile resistere al masochismo. Vi diciamo come.
Michela Rossetti

Siamo vittime o “pirla”? La domanda sorge spontanea (come direbbe Antonio Lubrano) visto che in Italia la cellular-mania sembra essere ormai una “patologia” ben radicata.
È quanto emerge dal rapporto presentato quest’anno dalla Commissione europea sullo stato delle comunicazioni elettroniche. Nelle classifiche mondiali abbiamo uno dei più alti tassi di penetrazione per i servizi legati alla telefonia mobile, mentre in quello europeo conquistiamo la medaglia d’oro, con una penetrazione di schede telefoniche pari al 152% della popolazione. Una Sim e mezzo per abitante, in altre parole.

Per gli operatori un mercato dalle uova d’oro…
Un mercato dalle uova d’oro, quello della telefonia, con un giro d’affari che secondo l’ultima rilevazione si aggira intorno ai 41,3 miliardi di euro, con 19,5 miliardi di ricavi nel fisso e 21,7 nel mobile.
Bene per gli operatori, si potrebbe facilmente ipotizzare. Ma come sta questo popolo di poeti, santi, e telefonisti? Stando alle ultime notizie in materia, la situazione non sembra certo rosea.
Iniziando dall’iPhone, l’ultimo oggetto del desiderio lanciato dalla Apple, le cui tariffe hanno allarmato le associazioni dei consumatori per i costi tra i più alti rispetto all’estero. Proseguendo con l’indagine riguardo i cosiddetti sms truffa dell’Antitrust che invitano gli utenti a richiamare numeri con tariffe maggiorate, le cui responsabilità sono da verificare adesso anche per i maggiori gestori a cui apparterrebbero le assegnazioni delle numerazioni incriminate, come Telecom Italia e Wind Telecomunicazioni. Ancora, sempre l’Antitrust è la protagonista dell’intervento verso H3G, che impone all’operatore di sospendere la riscossione del traffico internet contestato dagli utenti tra settembre 2007 e maggio 2008 per i costi arrivati fino a 10.000 euro. E da accertare sono le condizioni dell’offerta, che in base alle denunce non avvertiva della tariffa maggiorata superata la soglia di consumo, né permetteva il monitoraggio effettivo del traffico.

Sms più cari in Europa
Queste le ultime notizie in merito, senza dimenticare gli sms, che costano quasi il doppio della media europea, con 12 centesimi contro i 7 e gli 8 della media comunitaria. È vero che le aziende interssate fanno sapere che lo studio francese è riferito a tariffe dell’anno scorso e che ora che in Italia ce ne sono di più economiche. Basta saperlo. Mentre in Portogallo e Spagna si scende a 10 centesimi, e in Austria e Danimarca, rispettivamente, si arriva a 5 e 4 centesimi.

Poca concorrenza e scarsa informazione: mix letale
Francesca Comunello, docente di comunicazione mediata dal computer dell’Università La Sapienza di Roma, esperta di telefonia di terza generazione, ci spiega che il problema degli alti costi legati alla telefonia in Italia sono dovuti a due fattori: una scarsa conoscenza degli utenti, sia verso l’uso della tecnologia che i costi che questa comporta; e la mancanza di una reale concorrenza nel settore. “Il problema degli 899 e delle tariffe ingannevoli, trovano terreno fertile in un contesto di scarsa competenza e familiarità, penalizzata ulteriormente dagli operatori, che cercano sempre di trarre da ogni situazione il massimo profitto. I gestori di telefonia partono in una condizione di forte vantaggio, favoriti da un mercato in cui manca una reale concorrenza e continuano a regnare indisturbati pochi soggetti”.
Secondo le ultime rilevazioni Tim e Vodafone continuano a detenere la più grossa fetta di mercato, circa l’80%. “Sì, e il problema non riguarda solo la telefonia. Tim e Vodafone, certo, ma anche Mediaset e Rai. È una peculiarità tutta italiana. Basta guardare l’iPhone, il cui ingresso ritardato nel mercato italiano, tra gli addetti ai lavori, sembra essere motivato dall’incapacità di Apple di imporre le proprie condizioni e accordarsi sulla quota di traffico da “riscuotere” con i due colossi italiani. Una mancanza di “potere contrattuale” senza paragoni all’estero.

Nuove generazioni più attente
Buone notizie per il futuro, però, perché le nuovi generazioni sono molto più attente alle trappole della telefonia, e hanno una maggiore familiarità con le nuove tecnologie, afferma la docente. “Basta guardare il fenomeno dell’importazione parallela dell’iPhone di seconda generazione dagli Stati Uniti. Sbloccare l’apparecchio e abilitarlo alle Sim italiane non era un’operazione semplice, ma non ha impedito ai più giovani di riuscire a usare con successo l’oggetto del loro desiderio. La commissione e convergenza tra i diversi settori potrebbe poi dare un nuovo impulso alla concorrenza: operatori che un tempo gestivano un solo settore ora si trovano a dover competere contemporaneamente con telefonia, internet, e televisione.

“Generazione attiva”: è una giungla
Andrea D’Ambra, presidente di Generazione Attiva, l’associazione da sempre impegnata nelle battaglie dei consumatori legate alla telefonia e tra le principali promotrici della battaglia per abolire i costi di ricarica, non ha dubbi nell’affermare che la situazione della telefonia italiana è una giungla nella quale districarsi sta diventando sempre più difficile. “È vero che si spende moltissimo nei servizi legati alla telefonia mobile, ma il consumatore non ha le armi adeguate per combattere la situazione. Nel caso degli Sms più cari d’Europa, ad esempio, non ha molte alternative, se non quella di non inviarli. Si dovrebbe avere molto tempo a disposizione, e una grande dose di energia per vagliare le diverse offerte, anche all’interno della stessa compagnia, leggere con attenzioni le condizioni di contratto e poi decidere”.
E non è facile neanche farlo autonomamente, continua D’Ambra, perché le offerte degli operatori sono diventate sempre più aggressive e insistenti. “I call center che chiamano per l’offerta dell’anno, o la tariffa più economica, sono entrati ormai nella nostra quotidianità, quasi quanto le pubblicità ingannevoli nel settore. E in un contesto del genere l’utente si arrende. Getta le spugna e si affida all’offerta alle promesse del marketing, perché fare diversamente sarebbe troppo dispendioso.

Più controlli e sanzioni adeguate
Cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione? Perché all’estero le condizioni dei consumatori sembrano più favorevoli? “Non conosco nei dettagli le diversi situazioni, ma posso dire che in Francia, ad esempio, c’è un Autorità che funziona molto bene: la Direzione generale per la concorrenza, il consumo e la repressione nelle frodi (DGCCRF). Al suo interno ci sono funzioni come quelle dell’Antitrust, la guardia di finanza e le Asl, con in più una struttura fortemente radicata a livello territoriale. Il problema è che invece in Italia, in tema di comunicazioni, si crea spesso un problema di competenze tra Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni, e Antitrust.
Anche D’Ambra sottolinea che la concorrenza nel nostro paese sia un tasto dolente. “Gli operatori preferiscono mettersi d’accordo e dividersi il mercato, piuttosto che concorrere realmente sui servizi. Un esempio per rendere l’idea: nel golfo di Napoli i principali gestori privati del trasporto marittimo hanno fondato un consorzio. Era più comodo fare un biglietto dal costo unico e dividersi in parti uguali il profitto piuttosto che darsi battaglia sulle tariffe. E la situazione via mare è equivalente a quella dell’etere per la telefonia”.
E conclude: “Se è vero che l’Antitrust, poi, soprattutto negli ultimi anni sotto la direzione Catricalà, sta facendo tanto per la tutela dei consumatori, avrebbe in realtà bisogno di un maggiore potere sanzionatorio, e le multe dovrebbero essere proporzionate ai ricavi delle aziende”.

L’Antitrust
I problemi sollevati trovano conferma dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che durante la relazione annuale alla camera dei deputati, ha sottolineato proprio come le sanzioni dovrebbero essere commisurate al valore della campagna pubblicitaria, nel caso di pubblicità ingannevole; e ai profitti in caso di pratiche che minano la concorrenza. Secondo Catricalà, nonostante gli 86 milioni di sanzioni complessive decise nel 2007, servirebbe un rafforzamento dei metodi di lotta. A partire dal miglioramento della disciplina dei programmi di clemenza, su cui servirebbe un maggiore riguardo per la parte che collabora e denuncia l’esistenza di un cartello al quale ha aderito, perché al momento, pur non ricorrendo in provvedimenti dall’Autorità, ha comunque piena responsabilità civile.
E se è un fatto che in materia di tutela dei consumatori l’Antitrust registra il 50% di segnalazioni solo nel settore della telefonia, in realtà molti interpretano il dato come conseguenza della diffusione del mezzo, e sintomo di una buona situazione concorrenziale, perché ci sarebbe grande movimento per “conquistare” la propria fetta di mercato. Non è neanche di un anno fa, però, la multa di 20 milioni a Telecom Italia, e 2 milioni a Wind, per due distinti abusi di posizione dominante nei rispettivi mercati all’ingrosso dei servizi di terminazione sulle proprie reti, nelle chiamate fisse-mobili. Ma se nel caso specifico era stato accertata una situazione di mancata concorrenza, secondo l’Autorità “non sussistono invece elementi sufficienti a provare una posizione dominante collettiva degli operatori mobili nel mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alle infrastrutture di rete mobile, come ipotizzato invece nell’avvio di istruttoria”. Insomma, nessuna situazione anomala nel mercato della telefonia in generale. Chissà se i cittadini concordano.

Fonte

Commenti»

1. quacos - luglio 24, 2008

Basta vedere le pubblicità delle compagnie di cellulari per capire che non siamo vittime… Ci fanno credere qualsiasi bla bla bla :)

2. kyriolexy - luglio 25, 2008

Spendere più di 50 euro per un telefono fa abbassare il tuo quoziente intellettivo di un punto ogni 10 euro in più. Ricerca segreta delle maggiori case costruttrici di telefonia. E si sa, più sei stupido più spendi.

http://kyriolexy.wordpress.com

3. Italiani vittime o solo un po’ pirla? « sipronunciaaigor - gennaio 19, 2012

[…] affinché togliessero i costi di ricarica dei cellulari). C’è un link: che rimanda al loro blog dove riportano questo articolo. Ho letto tutto e, volendo esprimere una mia opinione cerco di […]


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