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STORIA DI UN MILLANTATORE settembre 15, 2008

Posted by Andrea D'Ambra in arcibaldo miller, barbacetto, ecpp, gomez, guzzanti, international maritime organization, ischia, kgb, litvinenko, mani sporche, mitrokhin, russia, scaramella, travaglio.
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http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/48512/manisporche_big.gifhttp://www.russiablog.org/ScaramellaMarioGraySuit.jpg

Mario però non si dà per vinto e nel ’97 crea insieme al fido Marino l’Ecpp, Environmental Crime Prevention Program: un sedicente organismo intergovernativo contro i crimini ambientali, che in realtà è una scatola vuota mai registrata da nessuna parte, ma gabellata per un ente di diritto internazionale protagonista di un’affollata «conferenza plenaria» a Napoli (mai tenuta). L’Ecpp, secondo un comunicato dello stesso Scaramella, si avvale di tre «special assistants»: «John Graham Taylor (Uk), Christian Trentolà (France) and Philip Marino (Germany)». Il primo è un suo inesperto collaboratore, il secondo un giovane napoletano di madre francese al cui cognome è stato aggiunto un accento sulla lettera finale, il terzo il solito socio Filippo Martino. Anche stavolta abboccano in tanti. L’Ecpp, nel ’98, ottiene lo status di osservatore presso la London Convention dell’International Maritime Organization, che regolarmente invita Scaramella alle sue riunioni annuali. Mario strappa anche una sponsorizzazione, con tanto di fondi, dallo Science Program della Nato per conferenze sulla sicurezza ambientale da tenersi in Lituania. E arraffa addirittura un accordo di collaborazione con il Segretariato della Convenzione di Basilea per la difesa dell’ambiente: gli basta un’autocertificazione dell’Ecpp che sostiene di aver partecipato alla IV Conferenza plenaria di New York negli uffici dell’Epa, l’agenzia Usa per l’ambiente. Nessuno va a controllare, altrimenti scoprirebbe che Scaramella era semplicemente riuscito a farsi prestare gli uffici dell’Epa per un’oretta. Come? Presentandosi come «magistrato antimafia» e «professore universitario».
Quanto alla toga, Scaramella riuscirà nel 2001 a diventare giudice onorario (non certo antimafia, dunque, ma addetto ai reati bagatellari) al Tribunale di Ischia. Del resto suo fratello ha sposato la figlia del pm napoletano Arcibaldo Miller, divenuto poi capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia col ministro Castelli. Quanto alla cattedra, Mario non ha mai insegnato in vita sua. Ma, tra il 1996 e il 2000, sostiene di aver avuto un incarico di professore di diritto ambientale presso la Externado University e l’Università del Rosario a Bogotá. Intanto è riuscito a ottenere una convenzione-quadro col dipartimento di Scienze internazionalistiche dell’Università Federico II di Napoli perché questo fornisse agli enti scaramelliani personale per corsi di formazione (ovviamente mai realizzati). Poi s’è presentato al dipartimento di Scienza e ingegneria dello spazio spacciandosi per «professore a Stanford» e millantando un mandato conferito all’Ecpp dai ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea e ha convinto il direttore a creare un «Centro di politica spaziale». Iniziativa che, manco a dirlo, resterà sulla carta. Ma gli serve, come la precedente, a spacciarsi in giro per l’Italia come «ricercatore e formatore in politica spaziale» e «direttore del Centro di politica spaziale» presso il prestigioso ateneo napoletano, e come tale a distribuire diplomi e attestati in pergamena (si sospetta, a pagamento).
I responsabili dell’Università indagano e scoprono che il fantomatico Centro di politica spaziale ha sede nel sottoscala del Cinema delle Palme, in via Vetreria a Chiaia 12, sul cui portone Mario ha appiccicato lo stemma dell’Università Federico II e le targhe delle altre sue sigle. L’ateneo, a questo punto, lo diffida ufficialmente dal millantare quei titoli e dal coinvolgere l’istituzione nelle sue fantomatiche attività. Lui, per lettera, si scusa per «aver causato disturbo», ma intanto continua come e più di prima. Allestisce un pomposo convegno al Centro italiano di ricerche aerospaziali. Promuove una conferenza nella Scuola nautica della Guardia di finanza di Gaeta, dove le Fiamme gialle gli organizzano addirittura un’esercitazione con propri motoscafi e unità navali recanti lo stemma dell’Ecpp. Intanto riesce a incassare finanziamenti pubblici da alcuni parchi nazionali. Nel 2002 quello del Gargano affida la demolizione di alcune case abusive all’Ecpp («organizzazione intergovernativa di diritto pubblico con sede in Washington DC e rappresentanza in via Vetreria a Chiaie n. 12, Napoli», rappresentante legale la «special assistant secretary general» Giorgia Dionisio: la fidanzata di Scaramella). E versa su un conto di Mario la bellezza di 365 mila euro. Lo stesso fa nel 2003 il Parco nazionale del Vesuvio, per la modica spesa di 860mila euro.
Poi, dal 2003, il millantatore che il pm Cisterna aveva denunciato al Parlamento comincia a lavorare per il Parlamento medesimo, come braccio destro del presidente Guzzanti, dotato degli stessi poteri della magistratura. Oltre ai titoli inventati negli ultimi anni, s’è presentato alla commissione come «responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche russe per la distruzione di massa». Da quel momento diventa una sorta di agenzia d’intelligence ambulante della commissione Mitrokhin. E prende a girare il mondo, a stringere rapporti con uomini dell’ex Kgb, a costruire una rete d’informatori. È la grande occasione della sua vita. Per non deludere i suoi mandanti, ossessionati da Prodi  l’unico uomo che ha battuto Berlusconi alle elezioni e minaccia di farlo di nuovo entra in un gioco più grande di lui. Un gioco in cui danzano i vecchi fantasmi dell’Urss e i nuovi oligarchi della Russia di Vladimir Putin, già capo del Kgb.
Il 1° novembre 2006 Scaramella è seduto a un tavolo del sushi bar Itsu di Londra insieme a Litvinenko. Quel giorno l’ex agente sovietico viene avvelenato dal polonio 210, una sostanza radioattiva letale che in pochi giorni lo porterà alla morte. Così il piccolo millantatore napoletano fa il suo ingresso trionfale in una spy story internazionale degna di John Le Carré. Di lui s’interessa Scotland Yard, sospettando un suo legame col delitto. Scaramella, e con lui Guzzanti, sostiene invece che gli uomini di Putin, dopo aver assassinato la giornalista dissidente Anna Politkovskaja e Litvinenko, hanno in animo di completare l’opera eliminando altri due personaggi altrettanto scomodi per Mosca: Scaramella e Guzzanti. Mario giura che la lista con i quattro nomi «scomodi» gliela fece l’ex spione Evgeni Limarev (che naturalmente assicura di non saperne nulla).
Intanto viene ricoverato in ospedale a Londra: si teme che anche lui sia contaminato dal polonio. Lui, anzi, ne è certissimo: «Sono stato avvelenato con una dose di polonio 210 cinque volte superiore a quella mortale», rivela in una drammatica intervista rilasciata per il «Giornale» all’amico Guzzanti, che l’ha chiamato al telefono da Roma per non contaminarsi. Lo stesso ripete in decine di altre interviste-testamento a giornali e tv di mezzo mondo. Guzzanti lo descrive ormai come un morto che cammina. Dopodiché assicura  «toccherà a me». Ma, per fortuna, i sanitari smentiscono sia l’avvelenamento, sia la dose, sia il pericolo di vita, tant’è che l’indomani il buon Mario lascia giulivo l’ospedale. Ora dice di sentirsi «benissimo». Ma non è nuovo a queste giravolte. Tre giorni prima giurava di possedere «un dossier su politici e giornalisti italiani legati al Kgb» che intendeva pubblicare «prima di morire». Due giorni prima diceva di non avere alcun dossier. Poche ore dopo confermava di avere un dossier in dvd, ma «non attinente al mio mandato per la commissione». Quando, l’antivigilia di Natale, viene dimesso dall’ospedale, sano come un pesce, decide di tornare in Italia per le feste. Ma, appena atterra sul suolo patrio, il 24 dicembre 2006, viene arrestato dai giudici di Roma e trasferito a Regina Coeli. È sospettato di aver calunniato un cittadino ucraino, accusato con altri connazionali di aver portato in Italia un arsenale di armi da guerra per attentare alle vite di Scaramella e di Guzzanti. In realtà gli ordigni erano ben poca cosa e, secondo l’ipotesi degli investigatori, potrebbe essere stato proprio Scaramella a farli arrivare in Italia. Le imputazioni a suo carico vanno dalla calunnia al traffico d’armi, mentre un’altra indagine sulla sua attività per la Mitrokhin ipotizza la violazione del segreto d’ufficio e la calunnia ai danni di vari esponenti del centrosinistra (Prodi, Pecoraro Scanio, Bassolino, Diliberto e altri). Di lui intanto si occupano anche altre Procure. Quella di Napoli lo accusa di reati ambientali legati allo smaltimento irregolare di rifiuti (il 5 dicembre 2006 sono stati apposti sigilli alla Ecpp ed effettuate perquisizioni nella sua casa e nel suo ufficio). Quella di Bologna lo sospetta di un traffico di materiale radioattivo e false dichiarazioni al pm: pare che abbia montato un caso per accreditarsi come supertestimone a proposito di traffici d’armi tra ambienti terroristici italiani e l’ex Unione Sovietica.

Da Mani Sporche, di Barbacetto, Gomez, Travaglio  – Chiare Lettere Editrice Pagina 185

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